Ma l’Italia non ha smesso di produrre buoni risultati
Si parla di crisi, e tutti tendono alla fuga: chi più chi meno, anche nelle aziende si tende a proiettare le proprie paure in una dimensione “altra”, lontana dalla realtà attuale, per potersi sentire al sicuro. Anche nelle aziende franchisor aleggia questa tentazione: seppure di per sé l’internazionalizzazione del brand sia una formula interessantissima, in questi mesi stiamo assistendo ad una “corsa all’estero” che non ci convince; bisogna stare attenti a non buttar via la realtà attuale (che funziona) per far spazio a progetti non consolidati. Se è vero che progettare uno sviluppo su più mercati permette di frazionare il rischio d’impresa, è altrettanto vero che, nonostante la crisi, il mercato italiano non ha smesso di dare soddisfazioni in diversi settori come ad esempio nel mercato dei single dove invece aumenta la propensione a spendere in particolare per servizi dedicati. L’Italia è ancora un mercato forte e promettente; la crisi è del debito e non del mercato, ed anche la ricaduta in termini occupazionali è transitoria e dovuta all’avvitarsi dei problemi del credito più che alle esigenze di base. L’imprenditore che oggi voglia investire deve solo valutare con attenzione il settore in cui vuole entrare: occorre che vi siano spazi concorrenziali, che il mercato presenti una certa vivacità anche se su livelli contenuti di consumi (ovvero se vi sono driver di crescita), che gli investimenti iniziali abbiano un ritorno entro un tempo contenuto. Se questi parametri sono rispettati, allora davvero non c’è ragione per non creare impresa, anzi in un periodo di così grande paura si trovano spazi inaspettati e si pongono le basi per un successo duraturo anche se con un percorso di crescita tranquillo e senza sbalzi.