Maggiore attenzione verso l’alternativa al lavoro dipendente
Da fine agosto si stanno moltiplicando le richieste di affiliazione, sia in settori tradizionali che in settori innovativi.
Perché questo? Perché sempre di più giovani e meno giovani considerano il franchising una valida alternativa al lavoro dipendente che non solo non c’è ma anche quando c’è presenta condizioni spesso poco interessanti, con poche prospettive. Dunque, mettersi in proprio appare la leva giusta per costruire il proprio futuro professionale, avendo la possibilità di crescere nel tempo. Certo, mettersi in proprio comporta rischi e avversità, per cui il franchising con un modello sperimentato di business ed un partner forte che assicura formazione ed assistenza appare come la soluzione ideale per avviare un’impresa anche senza esperienza.
Effettivamente, se è vero che il franchising non azzera il rischio d’impresa né lo potrebbe fare, è anche vero che la guida del partner franchisor nonché il pacchetto di strumenti e servizi dedicati all’affiliato sono un pilastro importante che porta a non fare gli errori iniziali tipici di chi non conosce il settore e/o la professione. Dunque, se il rischio d’impresa rimane, si migliora decisamente la fase di avvio, che avviene senza gli errori dei principianti e che, in definitiva, è la più rischiosa per una nuova attività. Poi l’affiliato resta responsabile dei risultati della sua azienda e deve impegnarsi commercialmente per conquistarsi i clienti e per fidelizzarli: tuttavia, non è solo e può sempre contare sul network sia per le emergenze sia per creare nuove opportunità (come nel caso della pubblicità condivisa con altri affiliati della propria zona/regione).
Insomma, in tempi di crisi del lavoro dipendente il franchising è una ottima “via di mezzo” che consente di mettersi in proprio, ma non da soli.